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Qualche numero

SMEA 1966-2012
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li assi portanti delle ricerche confluite in SMEA sono state le tematiche riguardanti le lingue anatoliche e vicino orientali, la Lineare B, e l’archeologia di Creta e dell’Italia micenea. E’ in questi ambiti che SMEA annovera contributi groundbreaking, che hanno cambiato la storia delle ricerche, che sono stati innovativi per metodo e per ricostruzione storica, e che sono entrati stabilmente nella bibliografia relativa.

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Fin dagli anni ’60 SMEA è stata una delle poche riviste a livello internazionale – e l’unica a livello nazionale – specializzate nella pubblicazione di contributi sulle lingue e le scritture egee e anatoliche del II e del I millennio a.C. In una prima fase, compresa essenzialmente fra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima degli anni Settanta, sono numerosi gli studi di tipo linguistico sui segni sillabici e logografici non decifrati, sulla fonetica e la morfologia del miceneo, sulla sua posizione rispetto ai dialetti greci del I millennio e alla lingua dell’epos omerico, nonché sul suo apporto agli studi etimologici e comparativistici.

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Fig. 1. Nazionalità degli autori di SMEA

Nei decenni successivi, e fino agli anni 2000, gli studi di tipo linguistico, pur facendosi più rari, continuano a costituire un tratto caratteristico della rivista. Già dai primi numeri di SMEA sono rappresentati tutti gli aspetti degli studi filologici, linguistici e storici sull’Anatolia che caratterizzeranno poi la storia della rivista fino a oggi. Durante gli anni Settanta si assiste all’ampliamento delle aree del mondo vicino-orientale antico trattate: la Siria settentrionale, l’Iraq, l’Elam. Aumentano in maniera esponenziale gli studi sulle fonti epigrafiche cuneiformi in lingua accadica, elamica, hurrica, ittita e urartea risalenti al III-I millennio a.C. con un interesse sempre maggiore verso lo studio di problemi di storia ed economia, di geografia storico-politica e di storia della religione ittita.

La rivista ha avuto un’importante influenza anche per le ricerche sulla protostoria italiana. L’interesse per i rapporti tra Egeo e Mediterraneo centrale e l’impatto che tali rapporti hanno avuto sulle comunità indigene sono stati un’importante linea di ricerca degli Istituti ai quali, nel tempo, la rivista è stata legata. SMEA ha illustrato questo campo di studi, sia con la pubblicazione di puntualizzazioni su problemi specifici, come l’edizione di complessi di materiali dall’acropoli di Lipari; o di studi di sintesi, riguardanti singoli siti o un’intera regione, come nel caso della pianura padana a nord del Po o dei fenomeni di acculturazione in Sicilia durante il periodo di Thapsos. Tra la fine degli anni Ottanta e il decennio seguente il ritrovamento in Grecia e a Creta di ceramiche d’impasto non tornito, di tipologie riferibili al Mediterraneo centrale, ha stimolato un ulteriore filone di ricerca, che ha gettato nuova luce sulle relazioni tra mondo miceneo e Mediterraneo centrale, viste stavolta dalla prospettiva egea.

L’archeologia di Creta è uno dei leit motiv della produzione di SMEA, che si caratterizza per il  significativo valore documentario dei contributi. L’interesse per Creta minoica e micenea è legato in primo luogo all’intensa attività di scavo e ricerca nell’isola, che ha caratterizzato l’attività archeologica dell’Istituto per gli Studi Micenei ed Egeo-Anatolici negli anni Novanta e Duemila. A tale ricerca si deve la scoperta e la pubblicazione di importanti complessi archeologici cretesi: come l’edificio neopalaziale di Nerokourou, la tomba a tholos di Achladia, e, più di recente, l’insediamento della fine dell’età del Bronzo e della prima età del Ferro di Sybrita. SMEA dunque si può ritenere come una di quelle riviste che ha dato, e continuano a dare, un contributo primario per la conoscenza della cultura materiale della Creta dell’età del Bronzo e della prima età del Ferro, e per la sua interpretazione.

Per molti anni SMEA ha costituito in Italia il principale punto di riferimento per lo studio dell’Egeo e del Vicino Oriente in una prospettiva autenticamente internazionale.

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al 1966 al 2012, conta 54 numeri 8 dei quali con duplice uscita per un totale di 63 volumi, ai quali va aggiunto il supplemento del 2012, nei quali compaiono 1025 contributi. La varietà delle lingue utilizzate, riassunte nella tabella qui di seguito, è una caratteristica che la ha contraddistinta fin dal primo numero.

Come riflesso della dimensione internazionale, già nel primo quindicennio delle sue pubblicazioni più del 50% degli articoli non è in italiano ma in inglese/tedesco/ francese, e in turco. Globalmente, l’italiano è la lingua utilizzata in circa la metà degli articoli, seguita dall’inglese (circa 26%), il tedesco (13% circa) e il francese (9%). La presenza di articoli in lingue straniere è dovuta al fatto che i temi di ricerca che convergevano in SMEA facevano capo a discipline di alta specializzazione, e di nuova formazione, che allora neanche corrispondevano in Italia a insegnamenti universitari, come nel caso dell’archeologia egea.

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ei decenni a partire dal 1990 in SMEA si registra un forte incremento della presenza di articoli in lingua inglese in linea con un fenomeno che ha riguardato tutto l’ambito della comunicazione scientifica.

Sin dai primissimi numeri della rivista la prospettiva internazionale è resa chiara dalla provenienza internazionale degli autori: le nazionalità sono almeno 29, secondo le quantità riportate qui di seguito.